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Mosta fotografica 'Negli occhi delle donne'


Mostra fotografica del fotografo Mattia Cacciatori organizzata dall'associazione culturale Rosalupo.

"Questa mostra rappresenta una parte dell’insieme delle donne che ho incontrato lungo il mio percorso nei paesi del mondo che i miei piedi sono riusciti a toccare.
Ho raccolto alcuni sguardi, legati da un lungo filo rosso, da un importante ricordo lasciatomi da ognuna di loro.
La fotografia, come linguaggio capace di raccontare storie, è per il fotografo un mezzo di scoperta di se stesso e del mondo che lo circonda.
Ogni una di loro, ogni ragazza, bambina o signora che ho incontrato, ha saputo lasciare dentro di me insegnamenti o ricordi che tutt’oggi lavorano sulla mia persona e sul mio essere".

Ascolto con infinito piacere i miei ricordi quando sono legati a queste persone incontrate lungo la strada.
Ne ricordo una in particolare.
Ecco qui la nostra piccola storia, condivisa in un caldo pomeriggio sulle Ande della sierra ecuadoriana.

Il sole batteva forte e il pueblo ci ha indicato una casa distante da tutte. A passo lento,
causa l’altitudine, ci siamo avvicinati e un fumetto usciva bianco dal tetto in lamiera. Una casa basa, sola e in rovina tra le piante del Paramo. Tre galline vi scorrazzavano davanti... “Hola, buenos dia señora? Usted es en casa?” “Ya ya, vengo”. Esce un gatto, magro e piccolo. Poi un legno, poi un altro. Sorreggono qualcosa dentro a dei vestiti. Il cappello copre la faccia dell’essere che spunta dalla porta. Va a sedersi su un bariletto di ferro arrugginito. Alza il volto contro il sole, verso di noi...e un sorriso, senza denti o quasi, si apre con una forza mia vista. Ci dice:”por favor, sientese”. Questa vecchietta, che non ha niente da offrirci, ne un posto dove farci sedere, ne un dente con il quale sorriderci, ne un’anima con la quale condividere la sua casa...sola. Ma con la forza di accoglierci...con la forza per dirci che e’ felice, e’ felice, di averci li... Ci racconta di quando aveva lama, di come le sono morti, di come ora vive...e di come spera di riuscire ad arrivare a 100 $ per comprarne uno, per avere la soddisfazione di vederlo crescere prima di morire...
Non so cosa dire... Mireya per la prima volta la vedo davvero scossa...passiamo un’ora con lei, sotto il sole che lei ormai non sente più nelle sue ossa. Lei sorride, ci fa ridere. E in fine Mireya, ricordatasi che la signora aveva una bellissima voce, le chiede se può cantarci una canzone.
Immaginala li: con le gambe artritiche, le dita delle mani pure...accartocciate su se stesse, senza denti o quasi...con il suo cappello nero in testa e un poncho “rosso” sulle spalle. Per cantare si raddrizza sulla schiena, con fierezza...chissà quanto tempo è che non lo fa davanti ad una persona, al fianco del suo amore... Incomincia e il fiato non le manca, ma arriva il momento del ricordo e la voce le si spezza, le lacrime le rigano il volto, ma non interrompe..perseguita il suo canto..mi guarda dritto negli occhi mentre pronuncia le ultime parole... mi si spezza dentro qualcosa e
le lacrime mi bagnano gli occhi...mi volto, spengo il registratore e guardo la Sierra... il vento muove gli alberi... il silenzio di fronte a me inghiotte il silenzio alle mie spalle..


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